Lo
stato della ricerca
Energia
- L'antimateria fa passi avanti
Messa
a punto dal prof. Franco Cappiello una macchina i cui usi si prestano a
varie soluzioni ecologiche
Micaela Scotto,
Legambiente Parco del Vesuvio
Nonostante
l'attuale momento storico sia caratterizzato da un significativo
rallentamento economico, di contro, si registra un repentino incremento
della richiesta di energia e, come diretta conseguenza, una
quantità smisurata di sostanze nocive immesse nell'atmosfera
che comportano non pochi danni alla salute del nostro pianeta.
A
tal fine c'è da dire che finalmente la necessità
di individuare nuove e pulite fonti di energia comincia ad essere
sentita in maniera incisiva in ogni settore della produzione e della
ricerca.
Molto
significativo è lo studio portato avanti dal prof. Franco
Cappiello riguardante un dispositivo ad antiparticelle in
grado di annichilire la materia sprigionando una grande
quantità di energia.
Egli
ha seguito una direzione ben chiara: si è addentrato sempre
più nell'intima struttura della materia.
Partendo
dal «primo fuoco», cioè quello che tutti
noi atavicamente denominiamo fuoco, ha trattato della prima forma di
energia termica: la combustione. Attraverso la combustione è
stato possibile riscaldare e far evaporare dell'acqua e con la
pressione si è potuto mettere in funzione una turbina e
così generare elettricità. Si è
convertita dunque l'energia termica in energia meccanica e poi
elettrica.
Oggi
il fenomeno della combustione è ampiamente sfruttato in
molti dei settori produttivi e si fa ancora largo uso di combustibili
fossili. Questi ultimi provocano l'immissione nell'atmosfera di grandi
quantità di CO2 cioè
anidride carbonica: un gas ad effetto serra. La componente antropica di
tali gas, sommata a quella regolarmente presente in natura ha portato a
valori così elevati da causare un innalzamento della
temperatura dell'intero pianeta. Cioè un notevole aumento di
energia nell'atmosfera con conseguenze disastrose sui delicati
equilibri climatici e meteorologici.
Così,
nella pratica, si è passati al «secondo
fuoco» acceso da Enrico Fermi con l'invenzione della pila
nucleare. Con il secondo fuoco si è scesi nell'intima
struttura della materia: se con il primo fuoco si coinvolgevano gli
elettroni cioè la struttura dell'atomo esterna al nucleo,
con il secondo fuoco si procede a coinvolgere il nucleo dell'atomo.
Enrico
Fermi costruendo un prototipo di pila nucleare, nel 1942 a Chicago,
riuscì a provare che è possibile ricavare una
enorme quantità di energia bombardando un nucleo di un atomo
pesante con un neutrone. Esso reagisce a questo trattamento spezzandosi
in più frammenti e in altri neutroni che, a loro volta,
possono essere usati per colpire altri nuclei e generare una reazione a
catena che se non contenuta può diventare esplosiva. Ma
anche questa nuova tecnologia ha dimostrato di essere una lama a doppio
taglio: le radiazioni che si sprigionano durante la reazione nucleare
risultano infatti seriamente deleterie per ogni forma vivente.
Con
i più moderni macchinari e le nuove ricerche si è
scesi ancora oltre, oltre l'intima struttura della materia. Ed
è a questo punto che è partito lo studio del
«vuoto» che ha dato vita al «terzo
fuoco».
C'è
da dire che il vuoto non esiste come noi lo intendiamo. Se
ipoteticamente togliessimo l'aria da un contenitore resterebbe la
possibilità di trovarvi energia termica. Se pure
raggiungessimo lo zero assoluto, resterebbe la luce. Se pure
riuscissimo, per ipotesi, ad eliminare tutte queste entità
troveremmo particelle virtuali. Tra queste troviamo le cosiddette
coppie virtuali. La cosa interessante è che sono chiamate
virtuali perché hanno tempi piccolissimi in cui sono
visibili si parla di frazioni di nanosecondi. Ma dividendole per
ricavare i positroni e creando un fascio di queste particelle utile a
colpire la materia ordinaria si crea l'annichilazione.
Difatti
quando materia e antimateria collidono, ad esempio, quando un elettrone
e un positrone si urtano, le due particelle scompaiono e al loro posto
si generano due raggi gamma che si propagano in direzioni opposte e si
sprigiona una immensa energia.
Infatti
i positroni indirizzati verso un obiettivo sono capaci di annichilire
la materia in quanto tale, e l'energia sprigionata risulta ecologica
perché non c'è radioattività
né scorie di alcun altro genere: tutta la materia si
trasforma in energia. Si parla di centinaia di megawatt.
Franco
Cappiello ha costruito una macchina che sfrutta questi principi.
In
laboratorio è stato direzionato il raggio di positroni verso
una lastra di acciaio e in un tempo ridottissimo, il risultato
è stato una regione di metallo annichilita con una grande
quantità di calore sprigionato.
È
questo un metodo comodo, ecologicamente pulito ed economico per
generare positroni e focalizzandoli contro materia normale ottenere
energia a basso costo poiché questa macchina per funzionare,
ha bisogno di una potenza molto limitata, pochi watt, ma può
generare potenze di picco dell'ordine dei Gigawatt.
Dunque
questa macchina genera energia dal nulla (l'energia si conserva sempre
e non può essere né creata, né
distrutta), essa sposta da un luogo ad un altro una grande
quantità di energia già esistente.
Gli
usi a cui la macchina del prof. Cappiello consente di asservirsi sono
molteplici: propulsione per il trasporto stradale e spaziale;
produzione di energia termica ed elettrica; distruzione delle scorie
radioattive, ed altri.
Di
tutto questo il prof. Cappiello ha tenuto una relazione lo scorso anno
a Grottammare (Ascoli Piceno) durante la settima Conferenza
sull'energia e sull'innovazione.
Verificheremo
i traguardi ed i vantaggi che l'evolversi di queste ricerche
permetterà di raggiungere.